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Ardesia: la storia delle lavagnine e delle vie dell’ardesia tra Lavagna e la Val Fontanabuona

Monumento lavagnine

L’ardesia è la roccia più famosa della Liguria e ci sono località la cui economia e cultura sono impregnate di questo materiale. E’ il caso di Lavagna e della valle Fontanabuona con le sue “vie dell’ardesia”, antichi percorsi che partivano dalle cave sui crinali scendendo ripidi verso la costa. Lungo questi sentieri pavimentati con scarti di lastre di ardesia, in passato, le donne chiamate “lavagnine” trasportavano lastre d’ardesia dai luoghi di estrazione fino ai magazzini situati in prossimità del mare.

Questi sentieri, tutt’ora presenti sul territorio, seguono l’andamento del terreno e sono delimitati da muretti a secco (anch’essi costruiti con gli scarti di ardesia). Nei tratti più ripidi si trovano scale costruite con lastre irregolari che, in molti punti, presentano ancora tracce della martellinatura che veniva eseguita per rendere meno scivoloso il percorso.

Ripercorrere questi sentieri non solo ci fa riscoprire un ambiente tipico della ruralità ligure ma ci aiuta a comprendere quanto fosse duro il lavoro di queste giovani donne, e come un entroterra povero di prodotti della terra e pastorizia abbia imposto stili di vita molto duri per gli abitanti della Fontanabuona, che si sono dovuti basare sull’attività estrattiva.

L’ardesia ligure e le sue caratteristiche

Pareti case con ardesia
Facciata di una casa con ardesia, Lavagna

Oggi la produzione ligure di ardesia non è più al primo posto come quantità, ma presenta delle caratteristiche che la rendono unica e ancora ricercata dai mercati nazionali e internazionali.  La sua caratteristica principale è quella di poter essere ridotta in lastre perfettamente piane, sottili robuste e di grandi dimensioni: questi aspetti la rendono particolarmente adatta per la costruzione di tavoli da biliardo. L’ardesia, inoltre, essendo poco porosa si presta per impermeabilizzare esternamente le facciate delle case ed ha una buona resistenza al fuoco, quindi viene spesso utilizzata come piano di cottura. L’ardesia è presente anche nell’edilizia monumentale per la realizzazione di pavimenti, scale, colonne, sovrapporte, portali, camini, capitelli, lapidi, e per usi più modesti come ad esempio trogoli, lavatoi e muretti a secco.

L’ardesia, di colore grigio scuro tendente al blu al momento dell’estrazione, si trasforma, sotto l’azione della luce e del tempo, fino ad assumere una gradazione grigia chiara con venature metalliche e riflessi argentati. Esempio emblematico è quello dei tetti del Centro Storico di Genova, che danno alla città, vista dall’alto, una tonalità argentata omogenea.

Tetti in ardesia a Lavagna
Tetti in ardesia a Lavagna

Un po’ di storia dell’ardesia in Liguria

Si ritiene che nella Fontanabuona l’ardesia fosse conosciuta già in periodo romano; nella necropoli di Chiavari (VIII-VI sec. a.C.) si trovano tracce della presenza di tale materiale, tuttavia le prime cave per l’estrazione della pietra nera risalgono al X-XI secolo: il primo documento che rivela l’esistenza di cave in prossimità di Santa Giulia, sopra Lavagna è del 1031. Nel XII secolo importante era la richiesta di lastre in ardesia e la sua produzione nel territorio di Chiavari e di Lavagna continuò fino al XIV-XV secolo.

bassorilievo ardesia Lavagna
Bassorilievo in ardesia, Lavagna

Nell’Ottocento il principale centro legato all’estrazione e alla lavorazione dell’ardesia divenne Cogorno: gli uomini lavoravano nelle cave e le donne si occupavano del trasporto delle lastre. Il massimo sviluppo dell’attività produttiva di ardesia si ebbe nella seconda metà dell’Ottocento quando nell’area della Fontanabuona, erano attive oltre 160 cave per una produzione di 36.500 tonnellate di lastre ardesia. Le cave più antiche si trovavano sul monte San Giacomo, (Cogorno, Santa Giulia, San Giacomo) e sul monte Rosa in prossimità di Uscio, ma tra il XIX e il XX secolo l’attività estrattiva si estese a tutta la val Fontanabuona. La produzione iniziò a diminuire a partire dalla fine dell’Ottocento con un lento abbandono delle cave causato dell’esaurimento di alcuni filoni e dalle scelte di molti lavoratori di emigrare verso l’America.

L’estrazione dell’ardesia ed il trasporto a fondovalle

L’estrazione dell’ardesia, oltre ad essere una attività molto faticosa, causava alti tassi di mortalità tra gli addetti all’estrazione e alla lavorazione costretti a svolgere lunghi turni di lavoro in ambienti bui, umidi e impregnati di polvere. Dopo l’estrazione l’ardesia doveva essere trasportata a valle, questo compito era affidato alle donne, le “lavagnine”, che compivano anche tre o quattro viaggi giornalieri di andata e ritorno, dalle cave fino ai magazzini nel fondovalle, con un dislivello di circa cinquecento metri.

Il duro lavoro delle lavagnine

Le lavagnine
Le lavagnine

Le portatrici tenevano le lastre, di circa 60 centimetri di lato, in equilibrio sulla testa; il peso delle lastre raggiungeva e spesso superava i 50 chilogrammi. Se le lastre erano di dimensioni maggiori venivano portate da due o quattro donne che si muovevano in fila per due; questo sistema richiedeva tuttavia grande abilità e un perfetto coordinamento dei passi specialmente nei punti più scoscesi del sentiero.

Le portatrici spesso procedevano scalze per avere una maggiore aderenza con il suolo. Lungo il percorso si trovavano ancor oggi delle piccole aree di sosta, spesso in prossimità di qualche ruscello dove si fermavano per riposare. In questi punti si notano ancora le “pose”, muretti realizzati ad altezza opportuna, sulle quali potevano essere depositate con facilità le lastre permettendo così, alle portatrici, un attimo di sollievo.

Lavagnine al porto
Lavagnine al porto

Le donne iniziavano giovanissime l’attività di portatrici, anche a 15 anni, con piccoli carichi, il peso aumentava con gli anni e tra le “lavagnine” era una gara a raggiungere il carico maggiore trasportato. Solo in casi particolari, per lastre di grandi dimensioni, i trasporti venivano eseguiti dagli uomini che in gruppi di anche 25 persone, utilizzando delle reti speciali dette “cubbie”, imbragavano le lastre e, a spalla, le portavano a valle.

Interessante era il sistema di pagamento delle lavoratrici: ogni giorno su una lastra d’ardesia “ciap- petta” venivano incisi dei segni relativi alla quantità di materiale trasportato, alla fine della settimana avveniva il pagamento, in base al conteggio delle incisioni riportate sulle “ciappette”. Nella prima metà dell’otto- cento il compenso per una giornata di lavoro di una “lavagnina” ammontava a 30/35 centesimi, corrispondenti a circa 2 lire e 50 centesimi ogni 100 abbadini trasportati, mentre un cavatore percepiva 2 lire per ogni giornata lavorativa.

Il commercio dell’ardesia ligure

Vi siete mai domandati perché l’utilizzo dell’ardesia è scarso nelle aree oltre l’Appennino mentre è molto diffuso nelle località costiere del Mediterraneo?

La risposta è legata al commercio dell’ardesia che avveniva quasi unicamente via mare. Lavagna non aveva un porto sicuro che potesse permettere l’approdo a velieri di grandi dimensioni così le lastre di ardesia venivano caricate prima sui “leudi” imbarcazioni di dimensioni ridotte che potevano facilmente raggiungere la costa ed una volta raggiunti i porti più sicuri di Genova o Camogli, le ardesie venivano trasferite su imbarcazioni di maggiori dimensioni dirette a La Spezia, Sanremo, Odessa, Tunisi e verso le Americhe.

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