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Cavagnetto pasquale di Brugnato: storia e tradizione

cavagnetto pasquale di Brugnato

La storia del cavagnetto pasquale di Brugnato è un pru che arriva dalle storie dei nostri nonni. Una storia di paese e di tradizioni antiche.

Brugnato è un piccolo comune della Val di Vara che oggi conta poco più di mille abitanti. Tra le sue piccole case dai colori sgargianti, conserva ancora numerose testimonianze della sua ricca storia.
La sua nascita è legata alla fondazione di un monastero dei monaci colombaniani di Bobbio. Con la loro opera di evangelizzazione, diedero vita negli anni a quello che diventò un importante centro economico e religioso. Già nel XIII secolo, fu teatro di scontro tra i Fieschi e i Malaspina, questi ultimi vennero allontanati dalla città con un’insurrezione popolare il 23 aprile 1530. Da quel momento, forte dell’annessione alla Repubblica di Genova, il paese diventò un punto di riferimento per il territorio.

cavagnetto pasquale di Brugnato - Il paese

Dall’etimologia alla tavola

Come abbiamo visto, la Val di Vara e Brugnato sono state un centro nevralgico nella storia moderna. Anche nell’antichità questo territorio ha visto l’avvicendarsi di popoli che hanno combattuto per il predominio.
Per andare a ritroso nel tempo e seguire le orme di queste popolazioni partiamo quindi dalle parole.

Il cavagnetto di Brugnato si chiama così perché la sua forma ricorda quella di un cesto, termine che nel dialetto ligure si traduce anche con cavàgna o cavàgno.

In realtà, questo termine è diffuso in tutta l’Italia del nord: anche in Lombardia, Veneto e Piemonte esiste la cavàgna. In Romagna ha subito invece una piccola variazione ed è diventata gavagn.

Questo vocabolo non è altro che la testimonianza diretta del passaggio dei celti nel nord della nostra penisola. Tra il VI e il III secolo a.C., la cultura celtica era diffusissima in Europa. Dalla penisola iberica alle isole britanniche, dai Balcani all’Ucraina, passando anche per i territori italici, gli insediamenti di queste popolazioni erano moltissimi.

Per lungo tempo, il settentrione italiano fu ribattezzato Gallia Cisalpina. Qui i Galli convissero con i Liguri a ovest, i Reti sulle Alpi e i Veneti a est. Quando furono sconfitti dai Romani, nel II secolo a.C., il territorio iniziò la sua progressiva romanizzazione, politica e culturale.

Tuttavia quado i Galli convissero con le altre popolazioni dell’Italia settentrionale lo scambio culturale fu intenso e ne possiamo trovare traccia anche oggi.

Come nel caso del cavagnetto, perché la parola cavàgna altro non è che la trasformazione della parola celtica kavagna, che ha lo stesso significato.

Il cavagnetto pasquale di Brugnato e il canestrello

La tradizione dei cavagnetti pasquali è molto diffusa in tutta la Liguria. Si tratta di un dolce a forma di cesto. Al suo interno contiene un uovo intero, guscio compreso, fermato da due bastoncini di impasto disposti a croce.
Forma e ricetta subiscono però alcune variazioni a seconda della zona in cui viene cucinato.
Quello delle famiglie di Brugnato ha la forma di una ciambella ed è aromatizzato all’anice, proprio come l’altro dolce tipico del luogo, i canestrelli di Brugnato.

Lo scrittore Mario Soldati, che trascorse buona parte della sua vita in queste zone, li racconta così: “Improvvisamente pensai ai canestrelli. I canestrelli di Brugnato: grosse morbide, semplicissime ciambelle dolci, ma dolci con deliziosa moderazione, e appena profumate di anici. Mi accorsi che quello che volevo era naturalmente riassaggiarle subito.” in Regina regione, la sua raccolta di racconti dedicati alla Liguria, pubblicata nel 1987.

Il sapore del cavagnetto pasquale di Brugnato è altrettanto memorabile. Ogni famiglia tramanda la propria ricetta di generazione in generazione, ma a rendere davvero unico questo dolce è il rituale che lo caratterizza.

Il cavagnetto si prepara alla vigilia della Pasqua e la domenica mattina i bambini lo portano a messa per farlo benedire dal prete.

Ancora oggi questo dolce si può trovare non solo nelle case ì, ma anche nei forni del paese, esclusivamente nella settimana pasquale.

L’uovo nelle tradizioni della Pasqua

Da sempre l’uovo ha una forte valenza simbolica. Nella cultura pagana e in quella cristiana, ha sempre rappresentato la rinascita. Quella della terra che rifiorisce con il ritorno della primavera e quella della Resurrezione di Cristo.

Per questo motivo, già dal Medioevo nacque il rito della decorazione e dello scambio delle uova come dono. Questa tradizione ebbe inizio in Germania: le uova bollite venivano avvolte dentro a foglie di piante o a petali di fiori affinché si colorassero. Sempre nei territori di lingua tedesca, in epoca più recente, è nata l’abitudine di pitturare i gusci delle uova come decorazioni pasquali.

La tradizione delle uova colorate è arrivata anche in Liguria. In epoca non troppo lontana, si era diffusa tra gli innamorati l’abitudine di scambiarsi i cavagnetti pasquali come pegno d’amore. In questo caso, i gusci delle uova di questi dolci erano dipinte di rosso.

La Pasqua in Liguria porta con sé moltissimi prodotti tipici, ma il cavagnetto di Brugnato è speciale perché tiene ancora in vita storie e tradizioni d’altri tempi.

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