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Edward Lear a Sanremo: storia dello scrittore e delle sue due ville nella Città dei Fiori

A partire dalla metà dell’Ottocento, Sanremo diventò una delle mete di soggiorno più ambite d’Europa. Soprannominata “Perla della Riviera”, la città offriva un clima mite, un bel paesaggio con palme e piante esotiche e strutture attrezzate per ospitare gli hivernants. E’ proprio qui che la nobiltà europea soggiornava per curare le malattie invernali, intrattenere relazioni e partecipare ad eventi mondani.

Numerosi furono anche gli intellettuali e gli artisti che in quel tempo riempivano i salotti e la promenade di Sanremo, tra questi l’inglese Edward Lear: illustratore, paesaggista, scrittore, poeta, musicista e intrepido viaggiatore.

Edward Lear, un artista poliedrico a Sanremo

Edward Lear fu un personaggio curioso, penultimo di ventuno figli, iniziò a guadagnarsi da vivere come illustratore scientifico, in seguito visse alcuni anni nella casa del 13° conte di Derby insieme alla sua famiglia e proprio grazie al mecenatismo di Lord Derby si recò in Italia per esaudire il suo sogno di diventare pittore paesaggista.

Era il 1837 e l’Italia quando Lear arrivò in Italia, meta scelta per la ricchezza di storia e di paesaggi, ma anche per il clima mite che meglio si adattava al suo stato di salute. Da anni infatti Edward soffriva d’asma e di attacchi epilettici. Roma fu la sua base per undici anni, qui strinse nuove amicizie e da qui partì per numerosi e avventurosi viaggi in Italia centrale e del sud. Durante le sue esplorazioni disegnava centinaia di schizzi a matita che al suo ritorno trasformava in disegni ad acquerello.

Lear in una carte de visite di McLean (1862), National Portrait Gallery.

Nel 1845 pubblicò A Book of Nonsense – una serie di filastrocche in rima “aabba” (Limerick) accompagnate da simpatiche illustrazioni eseguite lui stesso. Con quest’opera e i successivi More Nonsense, Nonsense Alphabet e Nonsense Songs, Lear diede il via alla poesia nonsense come genere letterario moderno.

Lasciò la capitale romana per via dei tumulti del ’48 e tornò in Inghilterra dove conobbe il pittore preraffaellita William Hunt. Grazie ai consigli tecnici del suo nuovo amico, le opere pittoriche di Lear vennero vendute a prezzi maggiorati ed esposte in mostre di alto livello.

Persino la Regina Vittoria lo chiamò a corte per una serie di lezioni di pittura, ma il peggioramento delle sue condizioni di salute costrinsero Lear a preferire mete più calde come Corfù, Albania, Egitto, Palestina poi di nuovo l’Italia, la sua seconda casa.

Edward Lear e il periodo Sanremese

La scintilla tra Edward Lear e Sanremo non scattò al primo incontro, avvenuto nel Dicembre 1865, bensì cinque anni più tardi, quando l’artista decise di stabilirsi definitivamente e di farsi costruirsi una casa. Una passo importante per lui che fino all’età di (quasi) 60 anni, aveva vissuto solo in camere d’affitto, da Londra a Roma, passando per Corfù. 

A Sanremo Lear aveva acquistato un appezzamento di terra dove, tra il 1870 il 1871, vi fece costruire Villa Emily – così chiamata in onore dell’amica e moglie del poeta Alfred Tennyson. La villa era una lunga e grande casa bianca, con vista sul mare, atelier, sala espositiva, stanze per gli ospiti e un giardino con fiori, piante e ulivi.
Dalle numerose lettere scritte ad amici sappiamo che ciò che lo attrasse di Sanremo furono la pace, la tranquillità e la possibilità di avere “uno studio così grande in cui la luce permette di lavorare da mane a sera. Inoltre, ho una bella vista, a sud sul mare“.

Edward Lear a Sanremo: Villa Emily, la sua prima villa costruita nel 1871.
Villa Emily, la prima casa di Edward Lear a Sanremo.

Qualche anno più tardi però, la costruzione di un nuovo albergo – l’Astoria Westend – tolse alla villa la vista sul mare e la luce tanto cara al pittore. Così, Lear decise di farsi costruire una nuova villa sempre dallo stesso architetto, Giovenale Gastaldi.
Completata nel 1880, Villa Tennyson non era altro che una copia esatta della precedente Villa Emily. A chi chiedeva il motivo di tale casa-fotocopia, Lear rispondeva che era per mettere a proprio agio il suo amato gatto Foss, protagonista di molte sue illustrazioni e presenza affettiva importante.

Illustrazione di Edward Lear che raffigura se stesso, anziano, insieme al suo adorato gatto Foss
Edward Lear e il gatto Foss in una delle sue illustrazioni.

Il rapporto con l’amico felino era talmente speciale che alla sua morte, Foss fu seppellito nel giardino della villa con una lapide a suo ricordo. La tumulazione, regolarmente registrata a Sanremo nel 1887, fu il primo caso in Europa di sepoltura di un animale da compagnia. 

Gli ultimi anni a Sanremo

Edward Lear non si sposò mai ma ebbe numerosi amici tra artisti e membri dell’alta società inglese, nessuno dei quali potè però partecipare al suo funerale. Lear si spense nella sua villa il 29 Gennaio 1888, assistito dalla moglie del suo medico e dal suo servitore.

Fu sepolto nel Cimitero Monumentale della Foce di Sanremo, nell’ala destinata agli ospiti stranieri. Accanto alla sua tomba, si trova quella in memoria del suo amico, e per anni fedele domestico, Giorgio Cocali, venuto a mancare qualche anno prima.

Edward Lear a Sanremo: la sua tomba nel Cimitero Monumentale della Foce
Tomba di Edward Lear, Cimitero Monumentale Foce di Sanremo

La lapide di Lear recita un verso dell’amico poeta Tennyson: “With such a pencil, such a pen. You shadow forth to distant men, I read and felt that I was there” – Con una tale matita, una tale penna, Tu fai ombra a uomini lontani, Ho letto e mi sono sentito lì.

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