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Genova e i genovesi nel mondo: tra commerci ed emigrazione

Emigrazione ligure (foto di Passpartù Sogni di viaggio)

Nel corso dei secoli, quando la flotta di Genova, presidiava il Mediterraneo alla ricerca di commerci e conquiste, non era raro che alcuni marinai, per scelta o per obbligo, si fermassero nelle città di approdo e ricostruissero lì la loro nuova vita.  Fu così che i genovesi si sparpagliarono per il mondo, tra colonie, avamposti commerciali e borghi marinari generando in queste terre influenze, alcune delle quali sono arrivate fino ai giorni nostri.

In alcune di queste località le tracce della genovesità sono ancora tangibili nel territorio, nei monumenti, nella lingua e nelle tradizioni, in altre invece si sono perse nel corso dei secoli.

Carloforte e Calasetta, i genovesi in Sardegna

Nel 1540 un gruppo di 50 pescatori partì da Pegli al seguito della famiglia Lomellini, per fondare una colonia commerciale genovese sull’isola di Tabarka, la località della costa tunisina al confine con l’Algeria, famosa per il suo pregiato corallo rosso. 

Genova Pegli (foto di Passpartù Sogni di viaggio)

Duecento anni dopo, nel 1738, a causa del sovra popolamento dell’isola, delle scorribande dei berberi e dell’esaurimento dei banchi di corallo, la popolazione tentò il rientro in patria, ma non ricevette l’accoglienza sperata. I Savoia concessero ai Tabarchini di trasferirsi sulla disabitata Isola sarda di San Pietro, dove fondarono così Carloforte e poi Calasetta, sulla vicina isola di Sant’Antioco.

Via di Carloforte (foto di Passpartù Sogni di Viaggio)
Via di Carloforte (foto di Passpartù Sogni di Viaggio)

Tutt’oggi a Carloforte e Calasetta sopravvive una comunità di circa 6000 liguri, molto legati alla terra d’origine che parlano il Tabarkino, un dialetto Genovese. Il tabarchin, allo stato attuale, gode solamente di tutela a livello regionale. Nel 2004 Carloforte è stato riconosciuto come comune onorario dalla provincia di Genova proprio in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure ed in particolare, col quartiere di Pegli.  

Galata, i genovesi ad Istanbul 

Dal 1273 al 1453, anno in cui fu conquistata dagli ottomani nell’assedio di Costantinopoli, Galata fu una colonia della Repubblica di Genova. Il quartiere attuale, fondato dai Genovesi, è sviluppato su una collina che sale ripida dal mare, contornata da strette viuzze che ricordano i nostri carruggi; sotto, da un lato il Corno d’Oro e dall’altro il Bosforo, con il loro traffico di navi, spezie e uomini. In cima alla collina si erge la Torre di Galata, sul cui ingresso un’iscrizione storica commemora Genova ricordando come la conquista ottomana della città si concluse con la consegna da parte dei “Ceneviz” (Genovesi) delle chiavi della fortificazione.

Torre di Galata, Istanbul (foto di Passpartù Sogni di viaggio)

Soldaia: una fortezza genovese in Crimea

Soldaia, l’odierna Sudak in Crimea, era una colonia veneziana che subì la concorrenza genovese, fino a quando nel 1365 cedette ai genovesi stessi che la inglobarono nella grande colonia di Gazaria. Il governo genovese ne fece un avamposto commerciale con l’oriente, rinvigorì la religione cristiana e dotò la città di una grande fortezza le cui vestigia sono visibili anche al giorno d’oggi e ne fanno il simbolo della città nonché Patrimonio Mondiale UNESCO.

Un altro aspetto che portò i genovesi nel mondo fu il fenomeno dell’emigrazione in America Latina e negli Stati Uniti, mete privilegiate dai liguri perché esisteva già una rete di contatti commerciali tra le due zone, e perché venivano viste come terre di possibilità, con attività agricole e industriali in crescita. L’emigrazione ligure iniziò prima rispetto ad altre regioni italiane, già nei primi decenni dell’Ottocento e proseguì anche successivamente. Un esempio tra tanti è il quartiere della Boca a Buenos Aires abitato in massima parte da marinai genovesi immigrati.

Valige di emigranti (foto di Passpartù Sogni di viaggio)

La Boca: il rione genovese a Buenos Aires 

Ancora oggi è vivo il legame di questo quartiere con Genova tanto che gli abitanti e anche i tifosi della squadra di calcio del Boca Juniors si chiamano gli Xeneizes.

La Boca ha sempre costituito un mondo a sé, senza mai integrarsi realmente con il resto della città: si pensi che nel 1882 un gruppo di giovani del quartiere ne decretò la scissione dall’Argentina e si autoproclamarono Repùblica de la Boca

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