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È nostra patria Genova… Verdi nostro concittadino

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi a Genova

Siamo a metà dell’800. Nel Regno delle Due Sicilie nasceva la prima ferrovia italiana, l’Italia perdeva la prima guerra d’indipendenza contro l’Austria, ma si stava già preparando alla seconda, e Giuseppe Verdi era solito fare tappa a Genova in occasione dei suoi numerosi viaggi di lavoro a Roma, Napoli e Parigi. In quelle occasioni soggiornava alla Croce di Malta, hotel in Vico Morchi famoso all’epoca e ricordato oggi per le personalità che ospitò: Mary Shelley, Henry James, Stendhal, Mark Twain… e Giuseppe Verdi. L’ex hotel Croce di Malta è quella torre, alta e stretta tra una serie di palazzi messi in fila, che ancora oggi si vede in Piazza Caricamento.

Torre dei Morchi

Per Verdi l’hotel Croce di Malta era una tappa lungo viaggi che lo portavano altrove, ma durante questi soggiorni s’innamorò del clima e della città tanto da decidere di cercare una sistemazione stabile per sé e la moglie Giuseppina Strepponi.

Le dimore genovesi di Giuseppe Verdi

Lasciato l’hotel Croce di Malta, Verdi prese in affitto il piano nobile di Villa Sauli in Carignano. Trovò questa sistemazione tramite l’amico Angelo Mariani, grande e celebre direttore d’orchestra, che aveva affittato per sé il piano ammezzato della stessa Villa. Essendo in buoni rapporti con la marchesa Sauli, Mariani le raccomandò i coniugi Verdi come affittuari per il piano nobile di Villa Sauli. Una perfetta residenza invernale per Verdi, il cui desiderio era di risiedere in una vera villa genovese. «L’appartamento è magnifico e la vista stupenda e conto di passarci una cinquantina d’inverni», scrisse nel marzo 1867 in una lettera al Conte Opprandino Arrivabene, suo amico.

Verdi tenne in affitto l’appartamento di Villa Sauli per molto tempo, fino al 1874, anno in cui si trasferì a Fassolo, fuori dalle mura cittadine. Affittò Villa del Principe, magnifica dimora appartenuta alla famiglia Doria e costruita nella prima metà del XVI secolo per volontà dell’Ammiraglio Andrea Doria.

Questo fu l’ultimo indirizzo genovese di Giuseppe Verdi. Rimase a Villa del Principe fino alla fine, anche se l’ultimo viaggio a Genova risale al 1900: il Maestro morì il 27 gennaio 1901 a Milano, alla veneranda età di 87 anni.

Dal 1874, anno in cui si trasferì a Villa del Principe, al 1900 sono ben ventisei anni trascorsi nel mite clima ligure e a stretto contatto con la vitale atmosfera dei vicoli cittadini. Sappiamo che Verdi apprezzava i canditi di Romanengo, che si serviva in una pescheria di Sottoripa e che si approvvigionava di vino da Gavotto. Da buona forchetta qual era, frequentava la tripperia di Vico Casana, una delle tante botteghe storiche di Genova in esercizio ancora oggi.

A proposito della passione di Verdi per la trippa, circola un aneddoto che vede il Maestro consolarsi con due belle porzioni di brodo di trippa dopo il mancato successo dell’Oberto, Conte di San Bonifacio al Teatro Carlo Felice. Le aveva ordinate e consumate alla Trattoria Tulidanna, un locale frequentato da patrioti e garibaldini in via San Sebastiano.

L’abbiamo detto, Verdi aveva i suoi piccoli rituali quotidiani quando stava a Genova, come la colazione, per la qualche prediligeva la pasticceria Klainguti, tanto che i fratelli proprietari della pasticceria gli dedicarono un dolce.

I Falstaff, brioche in onore del Maestro

Aperta nel 1828, la pasticceria Klainguti in piazza Soziglia divenne nella seconda metà dell’800 un salotto culturale frequentato dalla buona società cittadina.

Per Verdi, che era un assiduo, i proprietari idearono un nuovo dolce: una brioche alla pasta di nocciola che chiamarono Falstaff. Verdi ringraziò con un biglietto:

Cari Klainguti, grazie dei Falstaff. Buonissimi… molto migliori del mio!

Nei suoi soggiorni genovesi a Verdi toccarono non solo belle sorprese, ma anche qualche imprevisto. Nel 1894, per esempio, gli svaligiarono la casa.

Un furto in casa Verdi

Nell’agosto del 1894 il Secolo XIX diede la notizia di un furto in Villa del Principe: «l’illustre concittadino nostro, Maestro Giuseppe Verdi, è stato vittima di una delle più audaci ed incredibili imprese ladresche».
Il custode della Villa sorprese e spaventò i ladri che fuggirono con gioielli e decorazioni, ma rinunciarono al carico pesante: argenteria e cassaforte.

Aida, un amore proibito

Sapevi che Verdi compose l’Aida a Genova, almeno in parte? Nel dicembre 1869 era nel suo appartamento di Villa Sauli a lavorare al dramma. L’opera ebbe la sua prima internazionale al Cairo, in occasione delle celebrazioni per l’apertura del Canale di Suez. In Italia invece debuttò alla Scala di Milano con il soprano Teresa Stolz a interpretare Aida.

Giuseppe Verdi e Teresa Stolz si conobbero a Genova e le chiacchiere cittadine dell’epoca raccontano di una loro frequentazione nella suite di un importante hotel in Piazza De Ferrari, vicino al Teatro Carlo Felice. Verdi era sposato con Giuseppina Strepponi e quello con la Stolz sarebbe stato un amore clandestino del quale però non esistono prove, quindi lo tratteremo per quello che è: chiacchiere di corridoio.

Ciò che sappiamo è che Verdi scrisse la parte di Aida appositamente per la voce di Teresa Stolz, cosa molto comune per i compositori che nelle varie epoche scrissero spesso avendo in mente un’estensione vocale e un timbro di voce preciso.

Verdi al Teatro Carlo Felice

Nonostante la presenza del Maestro in città, nessuna delle opere di Giuseppe Verdi debuttò al Teatro Carlo Felice. Naturalmente il Teatro rappresentò tutte le sue opere e invitò spesso il Maestro alle prime genovesi. Nel 1893 Verdi accettò l’invito del Carlo Felice per la prima del Falstaff, ma rifiutò cortesemente il palco d’onore, chiedendo di essere considerato “artista tra gli artisti”.

Un’altra volta, in occasione del riallestimento dell’Oberto, Conte di San Bonifacio (la sua primissima opera), Verdi omaggiò il Teatro con nuove musiche composte per l’occasione.

Il legame di Verdi con Genova si ritrova chiarissimo nel Simon BoccanegraIl melodramma è ambientato a Genova, all’epoca dei dogi, e vi si ritrovano numerosi ed espliciti riferimenti alle famiglie e ai luoghi della città. Gran parte dell’azione di svolge nelle stanze di Palazzo Ducale e sulle piazze genovesi; Fieschi e Grimaldi sono le famiglie attorno a cui ruota la storia.

Requiem per Verdi

Un legame ricambiato, quello di Verdi per Genova. Il 16 aprile 1867 il Consiglio comunale conferì al Maestro Giuseppe Verdi la cittadinanza onoraria “per acclamazione”, come a dire che Verdi era non solo personalità illustre, ma soprattutto persona stimata e benvoluta.

Quando morì, il Secolo XIX uscì per più giorni con titoli a tutta pagina dedicati al Maestro e al cordoglio di tutto il mondo per la sua scomparsa.

Né Verdi si dimenticò di Genova: nel testamento aveva disposto sostanziose donazioni a numerosi enti benefici genovesi.

Duecento anni dopo a Genova di Giuseppe Verdi resta una brioche squisita, targhe commemorative sparse in vari punti della città e la grande Piazza Giuseppe Verdi di fronte alla stazione di Genova Brignole; resta l’orgoglio, spesso dimenticato, di essere stata scelta da chi avrebbe potuto andare ovunque e invece ha scelto proprio Genova… Resta tanta, tanta musica bellissima!

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