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Lasagne alla tabarchina, la storia dei coloni genovesi tra Africa e Sardegna

Lasagne alla tabarchina

Che cosa sono le lasagne alla tabarchina

Se vi state chiedendo che cosa sono le lasagne alla tabarchina, questo è il posto giusto per voi.

La lasagna è il tipo di pasta più antico che conosciamo. Arrivata dal Medio Oriente è arrivata in Europa: i greci la chiamavano Làganon, i romani lagana. Nei secoli, è rimasta nella nostra cultura ed è diventata protagonista di alcuni piatti iconici della cucina regionale italia: le lasagne alla bolognese o quella alla portofino, per esempio.

Lasagne alla tabarchina

Ma può una lasagna raccontare una storia? Certo che sì.

La ricetta delle lasagne alla tabarchina è indubbiamente meno conosciuta, ma altrettanto simbolica. Besciamella, salsa di pomodoro, pesto e palamita: sono gli ingredienti principali di un piatto che, insieme ad altri, ancora oggi tiene le fila di una storia di mare e di migrazioni.
Una storia del Mediterraneo, insomma.

Chi sono i tabarchini

Leggenda vuole chela cattura del corsaro Dragut da parte di Giannettino Doria, nipote di Andrea, divenne il pretesto per negoziare l’isola di Tabarca tra la famiglia Lomellini e il Bey di Tunisi. La concessione dell’isola in cambio della liberazione di Dragut.
Era il 1540: i genovesi da tempo pescavano il corallo di fronte alle coste africane. Si trattava di un commercio redditizio e le “pescherie di corallo” di Tabarca erano rinomate per la loro ricchezza.

Fu così che, su esortazione della famiglia Lomellini, trecento famiglie si trasferirono dalla Repubblica di Genova sull’isola. Erano in gran parte pegliesi e nel corso degli anni diedero vita a una vasta comunità genovese sulla sponda opposta del Mediterraneo.

Così nacquero i tabarchini, che conservarono nella parlata, negli usi e  nei costumi il legame con Genova e la Liguria. Abitarono l’isola fino al XVIII secolo: la comunità prosperava con il commercio del corallo, mentre la famiglia Lomellini si arricchiva con nuovi scambi commerciali, importando a Genova merci (olio, cereali, cera e lana) che acquistavano dalle popolazioni autoctone.

A Tabarca i genovesi formarono nuove usanze e nuove parole, che ben presto diventarono l’espressione della cultura tabarchina.
Dopo due secoli però le pescherie di corallo si svuotarono e la concessione dell’sola da parte del Bey di Tunisi diventò oggetto di numerose contese, la comunità iniziò a impoverirsi.

Fu così che un nutrito gruppo di tabarchini, guidato da Agostino Tagliafico, chiese a Carlo Emanuele III, re di Sardegna, un territorio per fondare una nuova colonia per riprendere la pesca e il commercio del corallo e del tonno. Nel 1738, il re concesse l’isola degli Sparvieri, che oggi conosciamo come isola di San Pietro.

I genovesi a Carloforte

L’isola sarda era allora disabitata. Venne perciò costruito un nuovo centro abitato, che potesse ospitare i nuovi coloni.
I primi cinquecento tabarchini che sbarcarono sull’isola, eressero un monumento in onore del re di Sardegna e ribattezzarono l’insediamento Carloforte.
Le condizioni di isolamento e le necessarie opere di bonifica non resero la vita facile ai primi coloni, ma non se la passò meglio chi rimase a Tabarca.

Nel 1741, dopo l’ennesima disputa sulla concessione, il Bey di Tunisi fece arrestare il Governatore e gli ufficiali tabarchini. Gli ultimi abitanti dell’siola si arresero e furono usati come schiavi.
Le famiglie genovesi, ma anche molti nobili europei, si mobilitarono: nel 1742, alla liberazione di tutti gli ostaggi, la comunità tabarchina abbandonò l’isola.
Molti raggiunsero i coloni di Carloforte, altri si trasferirono non molto distante e fondarono la città sarda di Calasetta. Altri ancora si trasferirono in Spagna e su un’isola della Provincia di Alicante fondarono l’insediamento di Nueva Tabarca, dove ancora oggi uno dei cognomi più diffusi è Parodi.

Di queste tre comunità, solo quella carlofortina ha mantenuto un particolare legame con la Liguria. A Carloforte si tramanda ancora la lingua, la cultura e la cucina tabarchina.

Dove mangiare le lasagne alla tabarchina

La Sciamaddadei Vinaccieri Ballerini

Se volete gustare i piatti dell’antica tradizione di Tabarca, potete quindi fare una gita fuori porta a Carloforte. Sappiate però che in Liguria esiste un locale che ha fatto della cucina tradizionale il proprio credo. Potrete trovare piatti della cucina ligure, ma soprattutto di quella tabarchina alla Sciamadda dei Vinaccieri Ballerini a Sestri Levante.

Troverete le lasagne alla tabarchina, insieme al Cascà, il cous cous tabarchino, e la Cassolla, zuppa di molluschi e crostacei tipica di Carloforte. Non possono però mancare i pezzi forti della cucina ligure come la Buridda e il Cappon Magro.

Alla Sciamadda dei Vinaccieri Ballerini la storia è servita nel piatto. Una volta seduti a tavola, vi capiterà di sentir parlare di vino e di leudi, ma questa è un’altra storia.

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