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Parco del Beigua: anello della Torbiera del Laione

Sapete che cos’è una torbiera? Se la risposta è no, non potete esimervi dall’escursione ad anello della Torbiera del Laione nel Parco del Beigua. I punti forti del trekking sono di carattere naturalistico e geomorfologico: dall’habitat di anfibi e rettili fino a particolari depositi di pietre.

Il percorso, di circa 10 km, inizia e si conclude davanti al Rifugio di Pratorotondo (44°25’41.0″N 8°35’12.8″E) – momentaneamente chiuso. È possibile raggiungere la località sulle alture di Cogoleto in auto e usufruire del parcheggio nei pressi del rifugio.

Il sentiero è piuttosto semplice e il dislivello è di soli 200 metri, ma gran parte del percorso si trova in zone umide e paludose, tra pozze e pietre scivolose. Inoltre sono presenti alcuni piccoli guadi.

La zona

L’escursione si snoda nella zona di Piampaludo, in dialetto Ciampanû ovvero “piano paludoso”. L’altopiano, infatti, era un tempo occupato da una palude. Nel corso degli ultimi due secoli l’acquitrino è stato in gran parte drenato, ma la parte più depressa della conca ospita ancora lembi di bosco igrofilo e stagni temporanei in cui vegeta un’interessante flora palustre.

Il percorso

Dal Rifugio di Pratorotondo ci si immette sul sentiero dell’Alta Via in direzione est, si sorpassa la Casa Miniera senza dimenticarsi del meraviglioso panorama: in linea d’aria ci troviamo sopra ad Arenzano. Si prosegue per pochi minuti fino ad arrivare alla deviazione sulla sinistra per il Sentiero Natura: è diretto alla Torbiera del Laione ed è segnalato con un + giallo.

I campi di pietre

Attraversando il grande prato è possibile scoprire una delle attrazioni principali del trekking: il campo di pietre. Nel corso degli ultimi centomila anni, cicli di congelamento e scongelamento dell’acqua nelle fratture della roccia hanno generato dei grandi blocchi di pietra chiamati oggi campi, o fiumi, di pietre. Il fenomeno testimonia che in passato l’area di Pratorotondo presentava un clima molto più freddo.

Lasciamo il sentiero con il + giallo e prendiamo il bivio segnalato con tre pallini gialli. Nei dintorni, si trova il Lago della Biscia: un piccolo stagno che in estate si prosciuga. Occhi aperti: è la casa di insetti acquatici, libellule e rane.

Il percorso archeologico

Il punto di riferimento successivo è la Casa del Che. Qui il sentiero si congiunge con quello archeologico dedicato alle incisioni ruprestri ritrovate nel comprensorio del Beigua. Lungo il tracciato sono collocati cinque calchi che riproducono fedelmente alcune delle incisioni su pietra catalogate dagli archeologici all’interno del geoparco. Quelle originali? Solo gli esperti sanno dove sono, un segreto da custodire per evitare che i vandali le danneggino.

La torbiera

Il sentiero archeologico termina sulla strada asfaltata, svoltiamo a sinistra e percorriamo pochi metri prima di ritrovarci a costeggiare la torbiera! Si tratta di un ambiente palustre formatosi dall’accumolo di resti vegetali immersi in acqua per lunghi periodi dell’anno e solo parzialmente decomposti. Nella Torbiera del Laione lo spessore dei sedimenti è di circa 4 metri e vivono diverse specie di tritoni, la salamandra pezzata e anche una piccola pianta carnivora.

Attenzione: il momento migliore per visitare la torbiera è in primavera quando è verde e di norma con tanta acqua, in estate e in autunno si rischia di trovarla asciutta. La torbiera è recintata da una staccionata di legno, solo i ricercatori possono accedervi.

La faggeta

Prima del rientro a Pratorotondo, sempre seguendo i tre pallini gialli, si giunge ad un’ultima tappa interessante: è la faggeta di Piampaludo che custodisce una casa rurale e un grande faggio secolare.

Pronti a scoprire le zone umide del Parco del Beigua?

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